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Torna indietro  Maggio 2019mercoledì 29 maggio 2019

 

 

L’Italia è molto lontana dal raggiungere quelli che sono stati definiti gli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” che l’ONU ha posto per il 2030.

 

L’OCSE, in un rapporto dedicato ai progressi fatti dai Paesi industrializzati per raggiungere i 17 “Sustainable Development Goals” adottati da tutti i Paesi aderenti all’Onu nel 2015, e riguardanti cinque macro-aree (le persone, la prosperità, il pianeta, la pace e le partnership), ha rilevato che l’Italia è in ritardo in merito a sradicamento della povertà, istruzione e parità di genere, ma in particolare “molto lontana” dagli obiettivi che riguardano i giovani che non sono né a scuola, né al lavoro, né inseriti in un percorso di formazione, ossia i c.d. “NEET” (Not Engaged in Education, Employment or Training).

 

Infatti l’Italia ha ben il 21% di NEET tra i giovani di 15-29 anni e si pone al secondo posto tra i Paesi Ocse dopo la Turchia per la gravità di questo problema, a fronte di una media Ocse del 13,7% e di un target Onu pari, ovviamente, a zero.

 

A sottolineare ulteriormente la situazione italiana nell’ambito del panorama europeo riguardante la formazione dei giovani è intervenuto il congresso degli Stati Generali dell’Education, tenutosi a Torino il 13 maggio 2019, dove è emerso che l’Italia dimostra arretratezza in particolare per quanto riguarda gli investimenti da parte dello Stato sul sistema formativo e scolastico; infatti solo il 3,4% del PIL è investito nella formazione dei giovani e nello sviluppo del sistema scolastico.

 

Ne consegue che i NEET sono sempre di più, con tutto ciò che ne deriva: è un fenomeno che si accompagna alla poca autonomia personale, dato che senza un reddito è difficile lasciare la casa dei genitori, oltre al fatto che da uno studio effettuato da “Rapporto Giovani 2019” emerge che i Neet non investono il loro tempo libero socializzando con gli amici e la famiglia, più di uno su tre dichiara di incontrare amici, parenti, colleghi al massimo una volta al mese. Si riscontra, quindi, un forte rischio di emarginazione sociale dei giovani.

 

Da qui l’importanza di non lasciare gli studi da parte dei giovani: l’abbandono degli studi nella fascia della scuola dell’obbligo è ancora alto nel nostro paese rispetto ai livelli europei, e questo incide sicuramente sulle possibilità di trovare un lavoro - basti pensare che dal 2012 al 2016 la capacità di inserimento lavorativo dei giovani senza diploma è diminuito (siamo passati dal 59,5% del 2012 al 42,5% del 2016) -

 

Occorre considerare, inoltre, che il livello di scolarizzazione e di istruzione incide anche sulla fiducia verso le Istituzioni e la propensione alle attività sociali: é emerso, infatti, un generale disinteresse verso le attività di volontariato da parte di chi non ha conseguito un diploma di scuola secondaria.

 

In definitiva occorre che le Istituzioni investano maggiormente nella formazione, nell’inclusione sociale e lavorativa dei giovani in povertà educativa.